Non volevo morire vergine by Barbara Garlaschelli

Non volevo morire vergine by Barbara Garlaschelli

autore:Barbara Garlaschelli
La lingua: ita
Format: azw3, mobi, epub
ISBN: 9788858516904
editore: EDIZIONI PIEMME
pubblicato: 2017-03-27T22:00:00+00:00


Somme e sottrazioni

Da tutta la somma del vivere, provo a sottrarre il tempo perduto nelle attese vane, il cervello bloccato su un solo pensiero che gira e rigira nella testa come in un gorgo e non riesce a fare altro che produrre un unico pensiero che partorisce se stesso.

Ho trascorso molto tempo in attesa: nelle stanze o nei corridoi degli ospedali per fare un esame; a letto aspettando che qualcuno venisse a cambiarmi posizione; a fissare un oggetto cadutomi in terra senza riuscire a raccoglierlo.

Aspettando Dario, una sua telefonata, un suo cenno.

E ora sono qui ad aspettare Sergio, e riesco a pensare a un’unica cosa: scappare.

I miei sanno tutto e sono usciti per delle commissioni. Torneranno quando li chiamerò al cellulare. Che persone meravigliose sono. Amici, complici, compagni d’avventure.

Prima di uscire, mia madre mi chiede se sto bene, se sono tranquilla.

«Sì» mento.

Mentre aspetto l’arrivo di Sergio, cerco di distrarmi leggendo, ma tanto continuo a pensare a un’unica cosa: e se non sono capace?

Alzo gli occhi dal libro e guardo fuori le nuvole che cambiano forma e come da bambina cerco di immaginarmi figure, così che una nuvola prima è una balena con la coda alzata, poi un coniglio con le orecchie enormi, poi si sfilaccia in tante piccole striature bianche…

Osservo tutti i libri che mi circondano. È in loro che trovo spesso pace. È dentro le storie che fuggo quando la realtà diventa opprimente. È lì dentro che cammino, corro, salto insieme ai protagonisti dei romanzi. I libri sono i miei viaggi, gli amori, i sogni.

Poi lo sguardo scivola sulle tante foto appese alle pareti o incorniciate e posate sulle mensole. Ritraggono me che rido con Graziella una sera d’estate, dopo una cena a casa di amici; me abbracciata a Pietro e Nicoletta durante una delle tante feste di compleanno; me a quindici anni abbracciata a Mario, il giorno prima dell’incidente. Più che abbracciati sembriamo due lottatori e sui nostri volti c’è un sorriso bellissimo. I miei riccioli ricadono sulla fronte e le braccia sono abbarbicate al corpo del mio amico. Il giorno dopo questa sarebbe diventata l’ultima foto di me in piedi.

Quando Sergio suona il citofono, sobbalzo.

Per un secondo ho la tentazione di non aprirgli.

Mentre penso che non posso farcela, premo il pulsante accanto alla scrivania e gli dico di salire.



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